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CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE VIGILANZA PRIVATA E SERVIZI FIDUCIARI

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SEGRETERIA NAZIONALE

mercoledì 20 aprile 2011

Scattata la prima inchiesta per mancata valutazione dello stress da lavoro correlato




Data: 25/03/2011
Dal 1° gennaio di quest’anno, in applicazione di una prescrizione contenuta nell’ art. 28 (Oggetto della valutazione dei rischi) del Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro del 2008, è stata resa obbligatoria – nell’ambito della valutazione dei rischi per il lavoratore – anche la valutazione del cosiddetto “stress lavoro-correlato”. Si tratta di una patologia psico-fisica che può colpire, incidendo sulla personalità e le relazioni, i lavoratori addetti a mansioni che richiedano particolari attenzioni o impegni anche relativi al risultato del lavoro stesso, o che operino in ambienti inadatti (rumorosi, poco riscaldati in inverno o troppo caldi in estate, affollati). La norma sarebbe dovuta entrare in vigore dal 1° agosto 2010, ma è stata prorogata in attesa delle linee guida che sono state emanate a dicembre dalla “Commissione Consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro”. Quindi ora gli imprenditori quando elaborano il documento di valutazione dei rischi devono tener conto oltre che dei rischi materiali, anche delle condizioni  in cui i lavoratori svolgono la loro attività, facendo in modo che non possano incidere sul loro equilibrio psichico. Purtroppo a poca distanza di tempo dall’entrata in vigore della noma apprendiamo che sono già sette  le aziende di Torino iscritte nel registro degli indagati per non avere valutato in modo corretto, secondo gli inquirenti, il rischio da stress del proprio personale. Si tratta della prima inchiesta del genere avviata i Italia in materia di violazione dell'articolo 29 (Modalità di effettuazione della valutazione dei rischi) del Testo unico sulla sicurezza del lavoro. Tra le imprese coinvolte finora - dopo i controlli dell'Asl e i successivi accertamenti del pm Raffaele Guariniello - figurerebbe anche un museo. Il mancato rispetto del documento di valutazione del rischio - ha disposto la normativa - può arrivare a comportare l'arresto fino a otto mesi e ammende fino a 15 mila euro. Secondo le prime indiscrezioni trapelate, le indagini della Procura avrebbero evidenziato che il metodo di accertamento seguito dalle imprese (quelle controllate dall'Asl) non fornirebbe un quadro reale della situazione perché basato solo su alcuni parametri. Una parzialità nell'approccio che avrebbe sottovalutato in modo evidente problemi e disagi denunciati, al contrario, dai lavoratori intervistati dai medici aziendali o dal personale incaricato. A evidenziare questo punto è stata proprio una squadra di psicologi che, su incarico del pubblico ministero, ha esaminato e studiato i documenti di valutazione, bocciandoli tutti. Dal ministero del Lavoro sono state, così, fornite alle aziende delle indicazioni per lo svolgimento corretto dei test, ma Guariniello non parrebbe concordare sulla tempistica indicata.
(fonte Inail)

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